Qualche anno fa mio fratello Francisco ebbe un’idea semplice: “Andiamo a trovare zia Encarna a Valencia”.
Detto, fatto. Prenotò voli e albergo e passammo un paio di giorni tra abbracci, risate e pranzi che definire abbondanti sarebbe riduttivo.
Il problema iniziò al ritorno.
In aeroporto, dopo i controlli, comprai al duty free una latta da un litro di olio d’oliva. Un ricordo gastronomico, pensai. Un gesto prudente, pensai. Non avevo ancora capito che stavo scegliendo un compagno di viaggio.
Il tempo era già brutto, ma mentre aspettavamo il volo peggiorò in modo spettacolare. Il tabellone iniziò a riempirsi di scritte rosse e il nostro volo venne cancellato. Poco dopo annunciarono la chiusura dell’aeroporto. Tutto bloccato.
Dovevamo tornare in Italia.
Uscimmo a cercare alternative: autobus sospesi, autonoleggi esauriti, caos generale. Alla fine trovammo un treno per Barcellona. Salimmo, con l’aria di chi non ha un piano ma ha deciso di muoversi comunque.
Nel cuore della notte il treno si fermò. Una raffica di vento aveva abbattuto un albero che aveva tranciato i cavi dell’alimentazione. Linea interrotta. Buio, campo aperto, passeggeri stanchi e nervosi. Qualcuno propose taxi improvvisati; il controllore non voleva far scendere nessuno per ragioni di sicurezza.
Dopo un’attesa surreale arrivò un altro treno su una linea alternativa. Ci trasferirono come profughi ferroviari e finalmente raggiungemmo Barcellona. La stazione era chiusa, la polizia gestiva l’uscita dei passeggeri nel piazzale. Erano quasi le cinque del mattino quando riuscimmo a condividere un taxi verso l’aeroporto.
E lì arrivò l’ultimo ostacolo.
Ai controlli di sicurezza mi fermarono: la latta d’olio non poteva passare.
Mostrai lo scontrino del duty free di Valencia. Spiegai che era stata acquistata regolarmente dopo i controlli. Loro guardarono il documento, scettici. Io, ormai esausto ma determinato, raccontai tutta la notte: il volo cancellato, il treno fermo nel nulla, il trasferimento, la corsa all’alba.
E conclusi dicendo che quell’olio aveva viaggiato con me tutta la notte e si era meritato di arrivare in Italia.
Non so se li convinsi per regolamento o per sfinimento, ma cedettero. La latta passò. Si imbarcò con noi.
Se devo trovare una morale, forse è questa: si dice che quando cade l’olio porti sfortuna, ma se lo tratti come un compagno di viaggio, alla fine ti accompagna fino a casa.