Durante il mio percorso di studi al Politecnico di Milano ho avuto la fortuna di avere come Professore di Elettrotecnica Vito Amoia. La P maiuscola è doverosa.
È stato uno dei migliori docenti che abbia mai incontrato, sia dal punto di vista tecnico sia, soprattutto, da quello umano. A un certo punto venni a sapere che cercava alcuni studenti per dargli una mano a preparare il libro di testo del corso e decisi di candidarmi.
Fu un’esperienza davvero bella. Entrai a far parte di quella che battezzammo la “squadra LaTeX” e partecipai attivamente alla preparazione del volume.
Qui apro una parentesi che secondo me dice molto della persona: ho sentito personalmente diverse telefonate di case editrici che chiedevano al Professore perché non pubblicasse il libro. Lui rispondeva sempre allo stesso modo: “Non ho tempo”.
Il libro, che noi chiamavamo affettuosamente “lo stampone”, in realtà era già pronto. Ne avevamo stampata una copia che era a disposizione di tutti gli studenti che la chiedevano, liberi di fotocopiarla. Quando gli chiesi spiegazioni, il Professore mi disse semplicemente che lo faceva perché tutti potessero accedere al materiale spendendo il minimo indispensabile.
Chiusa la parentesi, torno alla storia.
Sostenni lo scritto, preparato dall’esercitatore, e lo passai senza problemi. Il giorno dell’orale ero tranquillissimo: dentro di me pensavo che il Professore mi conosceva bene e che quindi sarebbe stata una formalità.
Quando venni chiamato, il Professor Amoia mi disse:
“Domenico, io la conosco troppo bene e non sarei sufficientemente oggettivo. Per questo ho fatto venire dalla Statale il mio collega Arturi, che la interrogherà con piacere.”
Ammetto che rimasi un attimo interdetto. Però l’orale andò benissimo lo stesso.
Quando tornai dal Professor Amoia per farmi mettere la firma sul libretto per il 30 e lode, mi disse solo:
“Non avevo dubbi che sarebbe andata bene.”
Alla fine credo abbia avuto ragione lui, mi ha messo alla prova e mi ha dato modo di valorizzare quello che avevo appreso; a distanza di anni lo ringrazio ancora.