Diversi anni fa mi capitò di fare lo standista in fiera per la società con cui lavoravo. Il compito era semplice: sorridere, distribuire brochure e fingere entusiasmo per otto ore al giorno.

A un certo punto si avvicinò allo stand una donna molto affascinante, che iniziò a presentarmi i servizi della sua azienda: facevano body rental, cioè fornivano sviluppatori alle imprese che avevano bisogno di rinforzare i propri team. Una grossa società rumena, ben strutturata, professionale.

Dopo qualche minuto le dissi: «La società è rumena… ma tu sicuramente no.»

Lei mi guardò sorpresa: «Ah sì? E allora da dove vengo?»

Io, con una sicurezza che oggi non saprei spiegare, risposi: «Grecia.»

La sua espressione fu una conferma immediata. Sorrise, mi salutò e se ne andò.

Un paio d’ore dopo tornò al mio stand.
«Scusa… mi sai consigliare un posto dove cenare stasera?»

Le dissi che conoscevo un buon ristorante greco sui Navigli.
Lei rise: «Cucinare piatti greci so farlo benissimo anch’io… magari accompagnati da un buon vino.»
Poi si avvicinò leggermente e aggiunse: «Perché non viene a bere qualcosa nella mia camera?»

Per un attimo valutai la situazione: donna bellissima, invito chiarissimo… e io sposato da pochissimo.

Poi, non so bene da dove, mi venne in mente Trappola di cristallo.
Bruce Willis, anello al dito, che dice: «Mi dispiace, ma io non bevo mai in servizio.»

Feci esattamente la stessa cosa.
Mostrai la fede.
Ripetei la frase.

Lei mi guardò, non disse una parola, si voltò e se ne andò.
Non la rividi mai più.

I restanti tre giorni di fiera furono curiosi: la voce dell’episodio si era sparsa.
Gli uomini passavano a prendermi in giro.
Le donne a farmi i complimenti.
E tutti mi lasciavano gadget delle loro aziende.

Forse non ho vissuto un’avventura.
Ma di sicuro ho guadagnato una storia da raccontare.
E un sacco di penne.