Quando nacque Francisca tutto era nuovo per noi.
Il bagnetto, il pannolino, le poppate…
ma soprattutto la nanna.
Chiunque avesse figli ci aveva preparati al peggio:
“Non dormirete più.”
“I bambini si svegliano ogni due ore.”
“Godetevi il sonno finché potete.”
Francisca invece dormiva.
Dormiva davvero.
Ore intere, beata, tranquilla, immobile nella sua culla.
Noi la guardavamo quasi con sospetto.
Ogni tanto ci avvicinavamo per controllare che respirasse ancora e ci chiedevamo se fosse normale che una neonata dormisse così tanto.
Il nostro grande dubbio era uno solo: ma mangia abbastanza?
Perché nella nostra testa da neogenitori inesperti il ragionamento era semplice: se non si sveglia di notte, magari muore di fame nel sonno.
Con questa ansia mi presentai alla prima visita pediatrica all’ospedale Buzzi.
In sala d’attesa c’erano altri genitori devastati dalle notti in bianco, con occhiaie profonde e lo sguardo perso di chi non dorme da settimane.
Parlando con uno di loro, questo mi disse con orgoglio: “Guarda, noi siamo fortunati: nostro figlio a volte dorme anche tre ore di fila.”
Io annuii senza sapere bene cosa dire.
Quando arrivò il mio turno spiegai tutto al pediatra.
Gli raccontai che Francisca dormiva anche otto ore consecutive e gli chiesi se dovessimo preoccuparci, o magari fare qualcosa per svegliarla.
Il medico mi guardò serio.
Poi disse: “Ora lei esce da qui, entra nella prima chiesa che trova, accende un cero e ringrazia.”
Fece una pausa.
“Poi entri in una seconda chiesa e faccia la stessa cosa.”
Altra pausa.
“E infine speri che continui così.”
Dopo quel giorno iniziai a evitare accuratamente qualsiasi domanda ad altri genitori sull’argomento sonno, per paura che qualche maledizione cosmica decidesse di riequilibrare la situazione.