Quando nacque Francisca ci dissero di tenere sotto controllo il suo peso. Per i neonati è uno degli indicatori più importanti: se il peso cresce, di solito significa che sta andando tutto bene.

Noi però eravamo già partiti per il Gran Pino e, tra passeggino, pannolini, cambi, biberon e mezzo trasloco al seguito, non avevamo certo portato una bilancia pesa-bambini.

Eravamo convinti che sarebbe stato facile trovarne una.

Ovviamente ci sbagliavamo.

Entrammo nella prima farmacia e chiedemmo se avessero una bilancia.

“Le abbiamo già noleggiate tutte.”

Seconda farmacia: stessa risposta.

Terza farmacia: idem.

A quel punto iniziammo a preoccuparci. O meglio, Anna iniziò a preoccuparsi seriamente e già valutava l’ipotesi di tornare a casa. Le tipiche ansie da neo-genitori, quelle per cui qualsiasi cosa sembra improvvisamente una questione di vita o di morte.

Io invece continuavo a pensare a una soluzione.

E a un certo punto ebbi un’illuminazione.

Al supermercato si pesa la frutta.

Le bilance sono precise.

Quindi…

Andammo alla Coop e facemmo un esperimento.

Mettemmo Francisca sulla bilancia del reparto ortofrutta e controllammo il peso.

Quel giorno risultò ufficialmente registrata come pesche.

L’esperimento funzionò talmente bene che tornammo più volte.

Per evitare di sembrare troppo strani cambiavamo categoria ogni volta.

Così, nel corso dell’estate, nostra figlia fu pesata come:

  • pesca
  • zucchina
  • banana
  • albicocca
  • pomodoro

Noi controllavamo soddisfatti che il peso aumentasse regolarmente.

Gli altri clienti, invece, probabilmente pensavano che la Coop avesse introdotto una nuova linea di prodotti biologici molto rumorosi.