Durante il Salone del Mobile mio padre telefona ai miei figli e gli dice di raggiungerlo in corso Buenos Aires per un aperitivo.
La cosa già di per sé è curiosa.
Usciamo tutti di casa e lo raggiungiamo, chiedendoci cosa avesse in mente.
Lo troviamo lì, davanti all’ingresso di uno dei palazzi più belli della zona, che ci aspetta con aria soddisfatta.
Appena arriviamo ci presenta con grande naturalezza alle ragazze all’ingresso, quelle incaricate di controllare gli invitati:
“ecco mio figlio l’ingegnere, mia nipote Francisca la logopedista, l'altro mio nipote Giacomo lo studente.”
Le ragazze sorridono, annuiscono e ci fanno entrare senza fare una piega.
Superato il primo livello di sicurezza, ci ritroviamo in un ampio cortile dove è in corso un evento del Salone: una mostra preceduta da una conferenza stampa — già finita, ovviamente — ma con una parte per noi decisamente più interessante.
L’aperitivo.
E che aperitivo.
Mio padre, mentre ci aspetta, aveva già fatto quello che gli riesce meglio: conoscere tutti.
Ci presenta ai camerieri, che da quel momento iniziano a trattarci come ospiti d’onore.
Arrivano piatti uno dopo l’altro: insalata di finocchi, arance e calamari, crespelle con speck e verdure, cannoli salati, insalate di riso…
Il tutto accompagnato da spumante e vino bianco di ottima qualità.
Noi, nel dubbio, assaggiamo tutto.
A completare l’esperienza arrivano anche i gadget: borse, block notes, riviste.; un pacchetto completo, come se fossimo davvero tra gli invitati ufficiali.
Quando usciamo, le ragazze all’ingresso ci salutano con entusiasmo: “Mi raccomando, tornate anche domani, cambia il menu!”
Noi, per dignità o forse per stanchezza, non ci siamo tornati.
Mio padre invece sì.
Il giorno dopo è tornato, ha assaggiato tutto il nuovo menu e ci ha fatto il resoconto dettagliato.
D’altronde, quando si tratta di aperitivi, lui prende il ruolo molto sul serio.