Ormai da diversi anni, con l'associazione degli Amici della Natura, organizziamo il Festival Terra Lenta: due giorni dedicati all'ecologia, al turismo sostenibile, all'attivismo e a tutto ciò che ci sta a cuore.

Da presidente mi occupo soprattutto della parte burocratica: firmo richieste di autorizzazione, documenti e pratiche varie.

Poi però arriva sempre il momento in cui bisogna rimboccarsi le maniche.

Quel giorno Ursula mi affidò una missione apparentemente semplice:

«Vai al vivaio a prendere un paio di piante e portale alla Villa della Cinquantina.»

"Un paio di piante."

Arrivato al vivaio scoprii che il concetto di paio era piuttosto elastico.

Mi consegnarono tre cipressi, cinque oleandri e un numero imprecisato di piante aromatiche.

Con la stoica rassegnazione che mi contraddistingue caricai tutto in macchina, comprimendo vegetazione e abitacolo in un unico ecosistema, e raggiunsi la villa.

Una volta arrivato, insieme agli altri volontari, iniziai a sistemare le piante.

Naturalmente le spostammo più volte.

"Qui stanno meglio."

"No, mettile di là."

"Forse davanti."

"No, sul palco."

Alla fine i tre cipressi finirono proprio sul palco, come sfondo delle tavole rotonde.

La sera, però, il programma prevedeva il concerto dei Le Soleil du Faso, un gruppo del Burkina Faso capace di trasformare qualsiasi pubblico in una pista da ballo.

Pensai che quei tre cipressi avrebbero solo dato fastidio ai musicisti.

Così li tolsi.

Pochi minuti dopo arrivò Ursula.

Si guardò intorno.

Poi mi chiese:

«Dove sono finiti i cipressi?»

«Li ho tolti. Così sul palco c'è più spazio.»

Lei mi guardò come se avessi appena demolito il Colosseo.

«Rimetticeli. I cipressi fanno Africa.»

Provai timidamente a obiettare.

«Certo... i famosi cipressi del Burkina Faso...»

Non funzionò.

Capivo perfettamente che la discussione era già finita.

Andai a riprendere i tre cipressi e li riportai diligentemente sul palco.

Rimasero lì per tutto il concerto, assistendo impassibili ai balli, ai tamburi e alle danze africane.

A fine festival pensavo che sarebbero tornati al vivaio, visto che li avevamo noleggiati.

Invece Ursula decise di comprarli.

Ormai si era affezionata.

Ancora oggi adornano il vialetto davanti a casa sua.

E per diversi mesi tutte le nostre telefonate iniziarono nello stesso modo.

«Ciao Ursula... come stanno i cipressi?»