Quando mi trasferii a Dublino per lavoro ero convinto di avere un piano perfetto: una settimana in bed and breakfast, il tempo di trovare una casa in affitto, e poi iniziare la nuova vita irlandese.
Mai previsione fu più ottimistica.
Il bed and breakfast era una bella casa vittoriana piena di stanze. La proprietaria, Brigit, mi accolse e dopo pochi minuti mi disse che stava per partire per qualche giorno. Mi lasciava quindi la casa, chiedendomi solo una cosa: se fossero arrivati ospiti, avrei dovuto accoglierli.
Così, senza averlo previsto, passai la prima settimana a Dublino gestendo un bed and breakfast.
Nel frattempo cercavo casa, ma la situazione era disperante: la domanda era altissima e l’offerta bassissima. Più di una volta mi presentai a vedere una stanza insieme ad altri aspiranti inquilini e scoprimmo che era già stata affittata. Altre volte i proprietari improvvisavano vere e proprie aste: chi offriva di più si portava via la stanza.
Io tornavo quindi nel mio bed and breakfast improvvisato.
Alla fine la settimana diventò un mese.
Brigit, nel frattempo, mi spostava continuamente di stanza a seconda delle prenotazioni. Io rientravo la sera e andavo in giro per la casa a cercare dove fossero finite le mie valigie, perché non era mai la stessa camera del giorno prima.
Una sera tornai e le trovai nella sua stanza.
Le chiesi spiegazioni e lei mi disse con naturalezza che tutte le altre camere erano occupate.
Io le risposi che sì, ormai avevamo una certa confidenza, ma non me la sentivo ancora di condividere il letto con lei.
Lei scoppiò a ridere, disse che si sentiva offesa e che sarebbe andata a dormire da un’amica.
Ovviamente scherzava… anche se il dubbio, lo ammetto, mi è rimasto.
Una sera rientrai e conobbi Keith. Lavorava nel real estate, arrivava da Londra ed era nella mia stessa situazione. Solo che lui cercava casa da oltre un anno, facendo avanti e indietro con Londra.
Diventammo subito amici, soprattutto perché condividevamo lo stesso sport: andare a vedere appartamenti già affittati.
Poi una sera rientrai e Keith mi disse:
“Domenico, la mia società ha due appartamenti che si sono appena liberati. Domani torneranno sul mercato, ma possiamo andarli a vedere stasera”.
Gli dissi di darmi dieci minuti.
Lui mi incalzò: “Muoviti, rischiamo di perdere tempo”.
Io gli spiegai che quei dieci minuti mi servivano per fare le valigie.
La mia idea era semplice: se ci piaceva, mi trasferivo direttamente.
Andammo a vederli. Uno era un bel bilocale. L’altro un quadrilocale con due terrazze.
Ci guardammo e pensammo la stessa cosa: prendiamo quello grande. Così avremo spazio anche per amici e parenti.
E fu così che, nel giro di una sera, da due disperati in cerca di casa diventammo coinquilini.
Ci vivemmo insieme per più di un anno.
Ripensandoci, la settimana che avevo programmato a Dublino fu la più lunga della mia vita.
Ma almeno mi insegnò che a volte, per trovare casa, devi prima gestire un bed and breakfast.