Dopo essere andato a vivere con Keith, arrivò il momento di arredare casa.
Ci avevano avvisato che avremmo potuto entrare non appena i vecchi inquilini avessero portato via le loro cose.
Quando mi dissero che l'appartamento era libero, mi precipitai a vederlo.
Ed è lì che scoprii che, quando dicevano “hanno portato via le loro cose”, intendevano davvero tutte le loro cose.
Erano rimasti i mobili. Tutto il resto era sparito.
Cuscini, piatti, posate, bicchieri, lenzuola, asciugamani...
Praticamente avevano svuotato la casa fino all'ultimo oggetto trasportabile.
Mi ritrovai quindi con un appartamento completamente vuoto e da arredare praticamente da zero.
Chiamai Keith, che mi raggiunse dopo il lavoro, verso le sei.
La soluzione fu immediata: Ikea.
Non avevamo la macchina, ma avevamo una fortuna dalla nostra parte: l'autobus che aveva il capolinea proprio davanti all'Ikea di Dublino aveva l'altro capolinea vicino a casa nostra.
Perfetto.
Prendemmo l'autobus e arrivammo all'Ikea verso le sette.
Decidemmo di cenare lì e poi fare un giro per comprare le cose che ci servivano.
Peccato che, mentre stavamo mangiando, scoprimmo un piccolo dettaglio che ci era sfuggito:
l'Ikea chiudeva alle otto.
Finimmo la cena alla velocità della luce e ci lanciammo dentro il negozio.
A quel punto adottammo un criterio di acquisto molto semplice:
la prima cosa che vedevamo e che ci mancava finiva nel carrello.
Non avevamo tempo per confrontare modelli, colori o prezzi.
Serviva una cosa?
La prendevamo.
Alla fine uscimmo dall'Ikea con sei carrelli di roba: piumoni, lenzuola, cuscini, pentole, piatti, posate, bicchieri, asciugamani, sedie, tovaglie.
E, naturalmente, un asse da stiro.
Praticamente avevamo comprato una casa intera.
Solo che dovevamo ancora portarla a casa.
Arrivammo alla fermata dell'autobus completamente sommersi dai nostri acquisti.
Quando arrivò il nostro autobus, l'autista ci guardò.
Poi guardò i sei carrelli.
Poi riguardò noi.
La sua espressione diceva chiaramente che non aveva nessuna intenzione di farci salire.
Ci chiese cosa avessimo intenzione di fare con tutta quella roba.
Gli spiegammo la situazione: eravamo una coppia appena trasferita in una casa nuova e stavamo andando ad arredare il nostro piccolo nido d'amore.
Non so se fu la storia a intenerirlo o se semplicemente avesse capito che liberarsi di noi sarebbe stato più complicato che lasciarci salire.
Alla fine sospirò e disse: «Mettete tutto sul fondo che vi porto a casa.»
E fu così che arredammo casa, con sei carrelli di Ikea, un autobus di linea e la comprensione di un autista irlandese.