Da un po’ di tempo io e la mia dolce metà abbiamo preso l’abitudine di andare a correre insieme.
Lei ha iniziato a prenderci gusto e quindi si prepara con grande cura: maglia tecnica, tuta, scarpe giuste. Io mi adeguo e partiamo.
Di solito andiamo a correre ai Giardini di Porta Venezia, ma quel giorno Anna mi propose di cambiare percorso e andare verso viale Argonne.
Sul momento la cosa mi sembrò un po’ strana, ma lei la motivò dicendo che ogni tanto bisogna variare.
Argomentazione difficilmente contestabile.
Partimmo quindi per la nostra corsa e, facendo un bel giro, arrivammo su viale Argonne che, dopo i lavori di sistemazione, è diventato davvero un posto piacevole. Correndo chiacchieravamo delle cose che vedevamo: alberi nuovi, palestre, aree gioco.
Il percorso lo decideva lei e io la seguivo tranquillo.
A un certo punto mi disse:
“Giriamo qui”.
Entrammo in una via laterale e dopo pochi metri si fermò davanti a un portone.
Io ero rimasto un po’ indietro perché ogni tanto faccio qualche accelerazione, ma poi — come un cagnolino — torno sempre dal mio punto di riferimento.
Quando arrivai, la vidi infilarsi nel portone.
Io, senza farmi troppe domande, la seguii.
Ci trovammo in un ampio cortile e lei, con passo sicuro, si diresse verso il fondo. Io sempre dietro, iniziando però a chiedermi dove stessimo andando.
Arrivati in fondo al cortile si fermò, si girò verso di me e disse con naturalezza:
“Qui abitano alcuni nostri utenti e hanno un problema con la caldaia… non è che riesci a darci un’occhiata?”
A quel punto capii tutto.
La corsa era stata pianificata con grande precisione logistica.
Ormai ero dentro il cortile, con maglia tecnica e scarpe da running, ma soprattutto senza via di fuga.
Mi rassegnai quindi a rimettere, per l’ennesima volta, il cappello del pronto intervento idraulico che nella vita mi è capitato di indossare più spesso del previsto.
Alla fine la corsa la facemmo davvero.
Solo che, prima, riavviammo una caldaia.