Uno dei primi lavori che ho fatto è stato raccogliere e organizzare dati per un progetto della SDA Bocconi. Il lavoro consisteva, in sostanza, nell'andare in giro per supermercati e ipermercati di tutta Italia, rilevare informazioni sulla disposizione della merce, sui prezzi e su tutto ciò che poteva essere utile, per poi riportare e organizzare i dati in un database che sarebbe stato utilizzato per le successive analisi.
Detta così sembra una cosa abbastanza semplice. In realtà significava girare su e giù per la penisola, da un supermercato all'altro, con vitto, alloggio e spese di viaggio pagati.
Per capirci: in quel periodo mi è capitato di mangiare pesce in Piazza San Marco a Venezia. Una cosa che, per quanto mi riguarda, non sono mai più riuscito a permettermi in vita mia.
Una di quelle volte eravamo in Trentino, in moto. A un certo punto fummo sorpresi da un nubifragio.
Oggi sembra incredibile, ma all'epoca Google Maps non esisteva. Per trovare la strada ci si affidava alle cartine, alla segnaletica e, quando tutto il resto falliva, alle persone incontrate per strada.
Noi eravamo nella fase in cui avevano fallito tutte e tre le cose.
Eravamo persi, fradici dalla testa ai piedi e non avevamo la minima idea di come raggiungere la nostra destinazione. La pioggia veniva giù fortissima e per strada non si vedeva praticamente nessuno.
Poi, a un certo punto, scorgemmo un'automobile ferma sul bordo della strada.
Attraverso i finestrini completamente appannati si intravedeva la sagoma del guidatore.
Finalmente qualcuno a cui chiedere informazioni!
Scesi dalla moto e, sotto il diluvio, mi misi a correre verso la macchina. Quando fui a un paio di metri dal finestrino, però, mi accorsi di quello che stava succedendo all'interno.
Il guidatore, completamente tranquillo, si stava allegramente masturbando guardando un giornale porno.
Ora, io avevo due possibilità.
La prima era tornare indietro, risalire sulla moto e continuare a vagare sotto la pioggia senza sapere dove andare.
La seconda era disturbare quell'uomo nel bel mezzo della sua attività.
Scelsi la seconda.
Arrivato al finestrino, bussai.
Lui si fermò e mi guardò.
Io feci finta di non aver visto assolutamente nulla.
Con la faccia più seria e innocente che riuscii a fare, gli chiesi:
«Scusi, sa dirmi come si arriva a...»
Lui, senza scomporsi minimamente, mi diede tutte le indicazioni necessarie.
Lo ringraziai.
E, sempre facendo finta che non fosse successo niente, tornai verso la moto.
Partimmo e, alla fine, riuscimmo ad arrivare a destinazione.
Da allora, però, ho smesso di chiedere informazioni per strada.