Durante l'anno e mezzo che trascorsi a Dublino mi capitava spesso di uscire la sera con i colleghi.
Ma la prima serata insieme ai miei colleghi polacchi fu qualcosa di memorabile.
Sembrava l'inizio di una barzelletta:
due italiani, due polacchi, un portoghese e un irlandese entrano in un pub...
Entrammo nel primo locale e ordinammo delle birre.
I nostri amici polacchi ci fermarono immediatamente.
«Quando si esce insieme bisogna bere vodka.»
Non conoscendo ancora le tradizioni locali, acconsentimmo.
Ci avvicinammo al bancone e chiedemmo al barista sei vodke.
Lui tirò fuori i classici bicchierini da shot.
I polacchi lo guardarono malissimo.
«Quelli non sono bicchieri da vodka.»
Poi indicarono le pinte.
Il barista li guardò.
Noi guardammo il barista.
Il barista guardò noi.
Alla fine ci servì sei pinte di vodka.
E brindammo al grido di:
«Nasdrovie!»
Alla prima pinta ne seguirono altre.
Da quel momento i miei ricordi iniziano a diventare piuttosto selettivi.
Ho alcune immagini sparse.
Io e gli altri che ci mandavamo messaggi sul cellulare completamente incomprensibili.
Vittorio, l'altro italiano, che in un improvviso momento di tifoseria calcistica gridava:
«Juve merda!»
E soprattutto un tavolo pieno di pinte e bottiglie di vodka vuote.
A un certo punto decisi che era arrivato il momento di tornare a casa.
Raggiunsi barcollando la LUAS, il tram-treno che mi avrebbe riportato verso casa.
Dalla fermata al mio appartamento c'erano circa due chilometri.
Li percorsi in poco più di un'ora.
Il problema era che non riuscivo più a camminare dritto.
Puntavo un punto della strada e cercavo di raggiungerlo.
Il problema era che, quando arrivavo, mi trovavo regolarmente qualche metro più a destra o più a sinistra.
Alla fine, miracolosamente, raggiunsi casa.
Entrai, mi buttai sul letto e caddi in un sonno profondo.
La mattina dopo iniziai a scrivere agli altri per capire come fosse finita la serata.
I due polacchi e l'irlandese avevano preso un risciò per tornare a casa.
Erano stati cacciati via dal conducente perché troppo molesti.
Ma, tutto sommato, erano arrivati a destinazione.
Jorge, il portoghese, era tornato a casa e aveva deciso di farsi una doccia.
Solo che, mentre era sotto l'acqua, si era accorto di essere ancora completamente vestito.
Poi c'era Vittorio. Vittorio era praticamente astemio fino a quella sera.
Mi scrisse un messaggio che, più o meno, diceva: «Ho visto la mia anima andare giù per la tazza del water.»
Aveva passato la notte a vomitare.
Ci vollero quasi due settimane prima che riuscisse a mangiare di nuovo qualcosa di solido.
Alla fine, però, ci riprendemmo tutti.
E da quella sera imparai una lezione importante: forse, quando si beve, ogni tanto conviene anche fermarsi.
Ma quella prima serata con i polacchi rimase comunque una serata mitica.
Nasdrovie!