Da ragazzo mi divertivo, insieme ai miei amici, a elaborare i motorini. Cambiavamo le marmitte, montavamo carburatori più grossi, modificavamo un po' di tutto. Non eravamo esattamente dei meccanici professionisti, ma avevamo una grande fiducia nelle nostre capacità.
Un giorno ci trovavamo nel cortile di uno di noi per lavorare sui motorini. Il cortile era bello spazioso e aveva un bel porticato ricoperto di cannicciolo, perfetto per stare all'ombra.
Avevamo deciso di pulire le marmitte; nessuno di noi l'aveva mai fatto, ma alcuni amici ci avevano spiegato un metodo che sembrava semplice ed efficace: bastava versarci dentro della benzina, darle fuoco e aspettare che la marmitta tornasse come nuova.
Avevamo quindi tutto il necessario: benzina, accendini e marmitte.
Ci sistemammo comodamente sotto il porticato, all'ombra, e cominciammo l'operazione.
Io tenevo in mano la marmitta, Gianluca versava la benzina e Francesco aveva il compito più semplice di tutti: accenderla.
All'inizio sembrava funzionare perfettamente.
Poi, dopo circa trenta secondi, mi resi conto di un piccolo particolare che forse avremmo dovuto considerare prima.
Un oggetto di metallo pieno di benzina infuocata scotta.
E scotta parecchio.
Cominciai quindi a palleggiare la marmitta tra le mani, cercando di capire dove appoggiarla senza ustionarmi. Ma dopo un po' non ce la feci più e dovetti lasciarla cadere.
Nel frattempo, naturalmente, la benzina infuocata si era sparsa un po' dappertutto: sul pavimento, intorno a noi e, soprattutto, sul porticato.
Il cannicciolo prese fuoco praticamente all'istante.
Ci guardammo.
Attorno a noi avevamo una tanica di benzina.
Per un attimo prendemmo seriamente in considerazione l'idea di usarla per spegnere l'incendio.
Poi, sorprendentemente, arrivammo alla conclusione che forse non era una buona idea.
Partimmo quindi alla ricerca di secchi e acqua.
Quando finalmente li trovammo e tornammo di corsa, del nostro bel porticato era rimasto ben poco.
Anzi, a dire il vero, era rimasto solo lo scheletro carbonizzato.
La marmitta, invece, era probabilmente pulitissima.
Da quel giorno cambiammo posto per lavorare sui motorini.
E soprattutto imparammo una regola fondamentale della meccanica:
mai dare fuoco alla benzina sotto un porticato di cannicciolo.
Una lezione che, col senno di poi, avremmo potuto imparare anche senza fare la prova pratica.