L'esame di Stato di ingegneria è sempre stato considerato dal sottoscritto un esame abbastanza semplice.
Il mio ragionamento era molto lineare: se sei in un locale, prendi 29 birre e le paghi tutte, la trentesima te la offre la casa.
Con questo spirito affrontai lo scritto e, sorprendentemente, lo passai.
Mi rimaneva quindi soltanto l'orale.
Nel frattempo, però, mi sposai e partii per il viaggio di nozze, il cui finale ho già raccontato qui.
Ovviamente il Politecnico decise di farmi un regalo anche lui, fissando la data dell'orale esattamente a metà di quello che avrebbe dovuto essere il nostro viaggio di nozze.
A quel punto c'erano poche alternative.
L'esame aveva un costo che, naturalmente, non mi sarebbe stato rimborsato e, se avessi rinunciato, avrei dovuto aspettare parecchio tempo prima di poterlo rifare.
Ne parlai quindi con la mia futura dolce metà e arrivammo a una decisione piuttosto romantica: dimezzare la luna di miele, tornare in Italia e andare a fare l'esame.
Così, mentre tutti i miei compagni di università probabilmente stavano studiando da settimane, io mi presentai davanti alla commissione abbronzato e reduce dal viaggio di nozze.
Dopo le formalità burocratiche, uno dei commissari mi guardò e mi chiese:
— Ma come mai ha un'espressione così rilassata?
Spiegai che ero appena tornato dal viaggio di nozze appositamente per sostenere l'esame.
La cosa sembrò colpire favorevolmente la commissione.
Si guardarono tra loro e alla fine mi dissero:
— Beh, vista la situazione, non le chiediamo niente.
Io rimasi un attimo interdetto.
Poi protestai:
— Ma come? Sono tornato apposta! Qualcosa dovete chiedermela!
Niente da fare.
Alla fine le uniche domande furono:
— Ha già trovato lavoro?
— E come si trova?
Risposi alle due domande, ci salutammo e uscii.
Ero ufficialmente Ingegnere.
Dopo anni di esami, professori, libri, notti a studiare e appelli, avevo finalmente conquistato il titolo.
Con una domanda che ancora oggi mi fa sorridere: forse avrei dovuto portarmi dietro anche la valigia.