Nel mio ruolo di presidente della sezione Gran Pino mi è capitato di svolgere anche delle attività istituzionali; sono stato invitato a presentare l’esperienza del Festival Terra Lenta come esempio di buona pratica giovanile europea nata dall’incontro tra educazione ambientale, partecipazione attiva e costruzione di comunità.
Questo è il testo integrale dell’intervento che ho fatto durante le Giornate Mondiali della Salute Mentale e delle Fragilità Planetarie dedicate al superamento delle barriere che si è tenuto nei giorni di Venerdì 9 e Sabato 10 Ottobre 2026 a Bianzone (SO):
Buongiorno a tutte e tutti,
quando si parla di sostenibilità, di crisi climatica, di partecipazione giovanile… spesso si parte dai problemi.
Io oggi vorrei partire da un’immagine.
Un gruppo di ragazze e ragazzi che attraversa a piedi un parco.
Stanno andando a un workshop, ma lungo la strada si fermano, parlano, osservano, si fanno domande.
Non stanno “consumando” un evento.
Stanno entrando dentro un’esperienza.
Ecco, per noi Terra Lenta inizia da qui.
Terra Lenta è un festival che nasce a Cecina, da una collaborazione tra la nostra associazione – Amici della Natura, sezione Gran Pino – il Comune e il gruppo giovani della nostra federazione.
Ma se devo essere sincero, non nasce da un progetto scritto.
Nasce da una domanda molto semplice: come facciamo a rendere i giovani davvero protagonisti della transizione ecologica, e non solo spettatori?
La nostra associazione ha una storia lunga.
Nasce nel 1978 a Gran Pino, un casa vacanze nel comune di Cecina.
Ma in realtà questa storia è parte di qualcosa di molto più grande.
Noi facciamo parte di una rete internazionale, gli Amici della Natura, che si riconosce nei valori della Naturfreunde International.
E qui vale la pena fare un piccolo passo indietro.
Questa storia inizia a Vienna, nel 1895.
Siamo nel pieno della prima era industriale.
Le città crescono, i ritmi si fanno sempre più duri, le disuguaglianze aumentano.
E in quel contesto nasce un’idea radicale: riportare le persone – tutte le persone, non solo le élite – a contatto con la natura.
Non come lusso.
Non come evasione temporanea.
Ma come diritto.
All’inizio erano piccoli gruppi che andavano in escursione insieme.
Ma escursione dopo escursione succede qualcosa di importante.
Le persone iniziano a organizzarsi, a costruire spazi, a creare opportunità di viaggio accessibili anche alle classi economicamente più deboli.
Quello che oggi chiameremmo turismo sociale.
Ma soprattutto, iniziano a costruire comunità.
Per l’epoca era una vera rivoluzione culturale.
Perché il ritorno alla natura smette di essere visto come una pausa dalla “vita vera”.
Diventa, al contrario, un modo per ritrovare un equilibrio più profondo:
- fisico,
- psicologico,
- sociale.
Un modo per ripensare il rapporto tra essere umano, ambiente e società.
Da allora questa rete è cresciuta enormemente.
Oggi la Naturfreunde International è una federazione che unisce decine di organizzazioni, principalmente in Europa ma anche in altri continenti.
Coinvolge centinaia di migliaia di persone, gestisce centinaia di strutture, ed è riconosciuta anche a livello istituzionale europeo per il suo lavoro su ambiente e inclusione sociale.
Ma al di là dei numeri, quello che conta davvero è che, dopo più di 125 anni, l’idea di fondo è rimasta la stessa.
Il loro motto è in tedesco: “Berg Frei” – montagna libera.
È un’espressione semplice, ma molto potente.
Vuol dire che la natura deve essere accessibile a tutte e tutti.
Che non può essere un privilegio.
Che è uno spazio di libertà, di incontro, di crescita.
Ecco, Terra Lenta nasce esattamente dentro questa tradizione.
Non è qualcosa di scollegato o improvvisato.
È, in un certo senso, una traduzione contemporanea di quella stessa idea: che stare nella natura, insieme, può ancora oggi essere un atto culturale, sociale e anche politico.
Questa storia ci ha insegnato una cosa fondamentale: le persone non cambiano perché ricevono informazioni.
Cambiano quando fanno esperienza, quando si sentono parte di qualcosa, quando trovano uno spazio in cui poter agire.
E allora abbiamo immaginato un festival diverso.
Non una rassegna di eventi.
Ma uno spazio vivo.
Il nome “Terra Lenta” è arrivato quasi da solo.
Perché ci siamo accorti che tutto oggi va veloce:
le informazioni, le decisioni, perfino le relazioni.
E invece i processi più importanti – quelli che riguardano l’ambiente, la consapevolezza, la crescita – hanno bisogno di tempo.
Tempo per capire.
Tempo per confrontarsi.
Tempo per cambiare davvero.
La lentezza, per noi, è diventata una scelta politica e culturale.
Il festival si svolge in un luogo particolare: una villa storica immersa nel verde, la Cinquantina.
Ma il punto non è il luogo in sé.
È quello che succede dentro quel luogo.
Per qualche giorno, quello spazio diventa una piccola comunità.
Ci sono workshop, incontri, concerti, discussioni.
Ma soprattutto ci sono relazioni che si costruiscono.
Una delle cose che ci rende più orgogliosi è il coinvolgimento delle scuole.
Ogni anno partecipano più di 200 studenti.
E qui succede qualcosa di interessante.
All’inizio arrivano come a una “gita”.
Poi iniziano a fare domande.
Poi iniziano a discutere.
E a un certo punto iniziano a prendere posizione.
È lì che capisci che qualcosa sta funzionando.
Perché il passaggio non è da “studente” a “partecipante”.
È da “partecipante” a cittadino attivo.
Durante il festival affrontiamo temi complessi: giustizia climatica, sostenibilità, diritti.
Ma cerchiamo sempre di farlo in modo concreto.
Vi faccio un esempio.
In uno degli incontri abbiamo parlato di acqua, non solo come risorsa naturale, ma come indicatore di democrazia.
Ci siamo chiesti: cosa succede in un territorio dove l’acqua è accessibile a tutti?
E cosa succede dove invece manca, o è gestita in modo diseguale?
Da lì si è aperta una discussione enorme: su diritti, disuguaglianze, conflitti.
E la cosa interessante è che queste riflessioni non sono rimaste teoriche.
I ragazzi le hanno collegate alle loro esperienze, al loro territorio, al loro modo di vedere il mondo.
Ma Terra Lenta non è solo riflessione. È anche pratica.
Uno degli esempi più semplici – e più efficaci – è lo swap party.
Un’area dove le persone portano vestiti che non usano più e li scambiano.
Funziona con dei token: porti un capo, ricevi un gettone, puoi usarlo per prenderne un altro.
È semplice, ma dietro c’è molto di più.
C’è l’idea di ridurre lo spreco.
C’è l’idea di dare valore agli oggetti.
C’è l’idea che il consumo può essere ripensato.
E poi c’è un ultimo passaggio: quello che resta viene donato a progetti di cooperazione internazionale.
Quindi un gesto quotidiano diventa anche un gesto globale.
Un altro elemento fondamentale è la dimensione europea.
Noi lavoriamo con reti internazionali, con gruppi giovanili di altri paesi, con organizzazioni come Oxfam, Un ponte per, Libera, Legambiente.
Questo significa che quello che succede a Cecina non resta a Cecina.
Le idee circolano.
Le pratiche si condividono.
I giovani entrano in contatto con altre realtà.
E soprattutto succede una cosa importante:
l’Europa smette di essere un concetto astratto e diventa un’esperienza concreta.
Dopo quattro edizioni, possiamo dire che Terra Lenta funziona.
Ma non perché abbiamo trovato la formula perfetta.
Funziona perché resta aperto.
Ogni anno cambia, si adatta, cresce insieme alle persone che lo vivono.
E questo, secondo me, è uno degli elementi che lo rendono una buona pratica.
Non è un modello rigido da replicare.
È un processo.
Se dovessi riassumere in poche parole cosa rende Terra Lenta significativo direi questo:
- i giovani non partecipano soltanto, co-creano
- l’educazione non è solo trasmissione, ma esperienza
- la sostenibilità non è uno slogan, ma una pratica quotidiana
- il locale e l’europeo non sono separati, ma connessi
E torno all’immagine da cui sono partito.
Quei ragazzi che camminano insieme, si fermano, parlano.
Ecco, in quel momento sta succedendo qualcosa di importante.
Non stanno solo andando a un evento.
Stanno costruendo un modo diverso di stare nel mondo.
E forse è proprio questo il punto.
La transizione ecologica non è solo una questione tecnica.
È una questione culturale, sociale, umana.
E spazi come Terra Lenta servono esattamente a questo: a rendere possibile quel cambiamento.
Grazie.